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- Lunedì 06 Febbraio 2012 11:22

di
Rosalba
Lasorella
«Per
quanto sublime possa essere l’arte di dimenticare, noi non
possiamo praticarla».
Gershom G. Sholem
E’ a partire da questa consapevolezza che, in
occasione della “Giornata della Memoria 2012”, la Scuola
Primaria “G. Settanni” ha pensato ad
una serie di eventi attraverso cui supportare il ricordo dello
sterminio ebraico e motivare la riflessione sul tragico evento
della Shoah.
Come stabilito da calendario, lo scorso 2 febbraio si è, dunque,
tenuta la presentazione del libro “Meglio non sapere”
di Titti Marrone,
giornalista napoletana che il pubblico non ha però potuto
personalmente conoscere perché trattenuta nella sua città a
causa di un grave problema familiare. Nonostante l’assenza
dell’autrice - la quale ha comunque riposto in una lettera alcune
considerazioni in merito alla pubblicazione del volume - l’aula
magna della scuola elementare ha potuto cogliere il senso del
«reportage narrativo» edit
o
da Laterza grazie soprattutto alla presenza di
Mario De Simone,
protagonista indiretto e testimone fedele delle vicende che
hanno coinvolto la sua famiglia e, in particolare, suo fratello
Sergio.
Introdotto dalla Dirigente prof.ssa
Maria Melpignano, il racconto del dott.
de Simone, sobriamente trascritto da Titti Marrone in un’opera
dal titolo evidentemente provocatorio, ha catturato l’attenzione
e commosso i presenti per la sua assurda tragicità:
Sergio de Simone,
fratello maggiore mai conosciuto e mai dimenticato, fu
allontanato dalle cugine
Andra e
Tatiana Bucci - come lui deportate ad Auschwitz
nel 1944 ma sopravvissute allo sterminio - perché selezionato
insieme ad altri 19 bambini con un crudele stratagemma («Chi
vuole tornare con la sua mamma?»): divenne così cavia da
esperimento nelle mani di Joseph Mengele,
spietato medico che di quelle sperimentazioni sulla tubercolosi
necessitava per ottenere la cattedra di docenza.
Le circostanze della sua morte furono rivelate anni dopo, quando
emersero i particolari più trucidi dell’aberrante progetto
nazista e, soprattutto, quando Mario – con l’aiuto di Günther
Schwarberg - decise di andare fino in fondo, di affrontare la
verità delle cose e di portare la sua storia all’attenzione di
tutti, insieme alle cugine che ancora oggi vivono il tormento di
non essere riuscite a salvare il piccolo Sergio.
La testimonianza di Mario De Simone - sulla quale gli alunni
hanno in precedenza lavorato- è stata accompagnata dalla
proiezione di video, dalla musica del maestro Vito Giampaolo e
dalla breve relazione con cui il prof.
Loconsole,
teologo esperto ebraista, ha illustrato i luoghi che anche nel
meridione (si pensi ad Alberobello e Gioia del Colle) hanno
ospitato migliaia di uomini, donne e bambini ebrei, dei quali è
ancora possibile osservare le tracce.
In “Meglio non sapere” si conserva il ricordo di venti bambini i
cui sogni si sono infranti troppo presto per un motivo che
sfugge ad ogni logica; venti anime annerite dal fumo di quelle
maledette ciminiere, venti corpi logorati dal freddo e dalla
malattia, appesi ad un filo che, nella cantina della scuola di
Bullenhuser Damm, si trasformerà in corda mortale: l’ultimo atto
di una tragedia crudelmente consumatasi in nome di un po’ di
grappa e qualche sigaretta.