Vi presentiamo un estratto del giornalino "Il calcio fa bene" secondo classificato al concorso Fuoriclasse Cup 2006-2007

                                                                           classi 4^A - 4^C

 

 

 

  IL CALCIO FA BENE…ALLA SALUTE
 

  IL CALCIO FA BENE… ALLA FANTASIA


  IL CALCIO FA BENE… ALLA CULTURA
 

  IL CALCIO FA BENE …ALLO SPIRITO
 

  IL CALCIO FA BENE…ALL’INTEGRAZIONE
 

  Il calcio fa bene …alla tua citta’
 

  IL CALCIO FA BENE…ALL’AMBIENTE

 

 

UN CENTRAVANTI DI NOME MONTEZUMA
 

 Il gioco del pallone ha mille anni. Lo inventò per far divertire il suo popolo Topiltzin, re dei Toltechi. Chiamato Tlachtli, il calcio messicano veniva giocato su campi a forma di una doppia t. I più importanti erano fiancheggiati, su entrambi i lati, da ampie gradinate per il pubblico che già allora accorreva numeroso e festante per assistere allo strano giuoco “ della palla di gomma”. Una palla che, come il calcio moderno, i giocatori ( debitamente protetti con ginocchiere, grembiuli di cuoio e mentoniere ) potevano colpire con le gambe, le anche e con altre parti del corpo, ma non con le mani.

Fra Bernardino de sahagun così descrive: “ le palle aveva più o meno le dimensioni delle bocce ( cioè un  diametro di circa 15 centimetri ) ed erano solide, fatte con una gomma chiamata ulli… che è molto leggera e rimbalza come un pallone gonfiato. Spesso lo stesso sovrano scendeva in campo e giocava in tlachtli con foga e passione…I giocatori migliori giocavano con lui contro una squadra composto di altri illustri personaggi, e guadagnavano oro, chalchiguites, monili, turchesi schiavi, ricchi mantelli, maxtles, campi di grano, case, piume, cacao, mantelli di piume ecc…Il campo da gioco a Tenochtilan era situato al centro del recinto sacro. Si componeva di due muri, venti o trenta piedi lontani l’uno dall’altro, per una lunghezza da quaranta a cinquanta piedi; questi muri erano intronati e alti mezzo piede, e al centro del campo era una linea che veniva usata durante il gioco…a metà dei muri, sempre al centro del campo, c’erano inoltre due pietre, simili a pietra da mulino scavate, una di fronte all’altra, e ognuna aveva un buco abbastanza largo da lasciar passare la palla…” Durante la partita gli spettatori facevano enormi scommesse. L’imperatore Axayacatl  ( 1469 – 1481 ), per esempio, si giocò con il signore di Xochimilco l’intero mercato di Città del Messico contro un semplice giardino. Il sovrano perse. A saldare il “ debito d’onore” inviò nella casa del rivale una pattuglia di soldati. “ I soldati”, annota un cronista del tempo, “ mentre lo salutavano e gli porgevano i regali, gli gettarono una collana di fiori dov’era nascosto un laccio con il quale lo uccisero “. In modo crudele ma elegante di chiudere la vertenza.

 

Una partita di calcio sull’Arno ghiacciato

 

L’arrivo dell’inverno rallenta, ma non spegne del tutto l’ardore festaiolo dei fiorentini.”Nel 1490” racconta un antico cronista, “di gennaio ghiacciò Arno in modo che a dì 10 si fece su alla palla al calcio e accesevi su il fuoco e molte altre cose vi si fè su per ricordo colle trombe”.

Il gioco della palla al calcio era, dopo il Palio, la grande passione dei fiorentini di tutte le classi sociali, tanto che il vocabolario della crusca, stampato a Venezia nel 1612, faceva di questo gioco una prerogativa di Firenze: “ E’ il calcio il nome di un gioco, proprio ed antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata, con una palla a vento, rassomigliatesi allo sferomachia, passato dai greci ai latini e dai latini a noi”.

Piero di Giovanni de’ Bardi lo definiva molto più prosaicamente: “ Un gioco pubblico di due squadre di giovani a piedi e senz’armi, che si sforzano per divertimento e per onore di portare un pallone gonfiato d’aria nel campo avversario”.

Generalmente, si giocava nella piazzetta di Santa Croce e di Santa Maria Novella. I giocatori sono 54, divisi in due squadre di 27 componenti ciascuna. I ruoli sono così suddivisi: 15 innanzi o corridori, 5 sconciatori; 4 datori innanzi e tre datori a retro. Il campo è lungo 100 metri e largo 50, ed è delimitato da una staccionata dietro alla quale si accalca il pubblico. Il segnale d’inizio della partita viene data dal Pallaio che “ batte” la palla contro un “segno” di marmo situato all’altezza della metà campo. Per spingere la palla in caccia ( in rete ), si possono usare indifferentemente i calci  e pugni.

 

Da “ Lorenzo il Magnifico” collana "I grandi della storia" ed. Mondadori

 
La leva calcistica della classe '68

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione
sole che batte su un campo di pallone
e terra e polvere che tira vento e poi magari piove
Nino cammina che sembra un uomo
con le scarpette di gomma dura
dodici anni e il cuore pieno di paura…
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia…

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori tristi che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar
e sono innamorati da dieci anni
con una donna che non hanno amato mai
chissà quanti ne hai veduti, chissà quanti ne vedrai
Nino capì fin dal primo momento,
l'allenatore sembrava contento
e allora mise il cuore dentro le scarpe
e corse più veloce del vento
prese un pallone che sembrava stregato
accanto al piede rimaneva incollato
entrò nell'area, tirò senza guardare
ed il portiere lo lasciò passare
Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore
non è mica da questi particolari
che si giudica un giocatore
un giocatore lo vedi dal coraggio
dall'altruismo e dalla fantasia…

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai
di giocatori tristi che non hanno vinto mai
ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro
e adesso ridono dentro al bar
Il ragazzo si farà, anche se ha le spalle strette
quest'altr'anno giocherà con la maglia numero sette

                                                           F. De Gregori

 

GOAL

 
Il portiere caduto alla difesa

Ultima vana, contro terra cela

La faccia, a non veder l’amara luce.

Il compagno in ginocchio che l’induce,

con parole e con mano, a rilevarsi,

scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

 

La folla – unica ebbrezza – par trabocchi

Nel campo. Intorno al vincitore stanno,

al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questi belli,

a quanti l’odio consuma e l’amore,

è dato, sotto il cielo, di vedere.

 

Presso la rete inviolata il portiere

-l’altro – è rimasto; ma non la sua anima,

con la persona vi è rimasta sola.

La sua gioia si fa una capriola,

si fa baci che, manda da lontano.

Della festa – egli dice – anch’io son parte.

                                               Umberto Saba

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ed ora un po' d'umorismo con . . .
 . . . le barzellette!